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Campi elettromagnetici, basse ed alte frequenze, emittenti radiotelevisive, telefonia mobile, antenne ricetrasmittenti e ripetitori. E' un decreto ministeriale del 1998 a regolamentare la materia. Ma per i Democratici di Sinistra, per la Lega e per Rifondazione - promotori di altrettante proposte di legge - la Regione dovrebbe dotarsi di una propria disciplina. La quale stabilisca più rigidi limiti d'esposizione, secondo il diessino Gherghetta; regolamenti in particolare gli impianti radio-televisivi, come propone Antonaz (Rifondazione Comunista); e adegui le norme locali a quelle nazionali, come aggiungono le leghiste Guerra e Seganti. E allora per discutere con cognizione di causa un terna come quello dei pericoli per la salute insiti in un'accentuazione del fenomeno dell'elettrosmog, la competente commissione consiliare ha voluto sentire ieri - sì da esaminare la complessa questione da diverse ottiche - i rappresentanti dell'Agenzia per la protezione ambientale, dell'Anci, dell'Upi, del coordinamento dei comitati per la tutela dei campi elettromagnetici, del Corerat, del circolo delle costruzioni telegrafiche e telefoniche delle Poste, dei
radioamatori, delle associazioni ambientaliste, della Rai e - dulcis in fundo - di Tim, Omnitel e Wind. Un'audizione fiume che ha confermato come la delicata partita coinvolga nel gioco i più diversi interessi, opponendo soprattutto quelli economici e quelli salutistici. Sgomberato il campo da un impatto ambientale delle antenne considerato da un punto di vista estetico-urbanistico, da un lato quelli che hanno direttamente le mani in pasta - comprese le pubbliche burocrazie - hanno minimizzato i pericoli parlando di "psicosi da elettrosmog" e sostenendo che gli attuali limiti cautelativi sono più rigidi di quelli considerati dalla legislazione europea. Dall'altro gli ambientalisti e i salutisti hanno opposto che al momento gli studi non consentono certezze, per cui hanno chiesto il massimo di cautela. In particolare per quanto riguarda la telefonia mobile, da una parte è stato sottolineato cha l'intensità del campo elettromagnetico è ben inferiore rispetto alle emittenti radiotelevisive, che i vincoli di distanza fra ripetitori non permettono di diminuire i limiti d'emissione al di sotto di determinati valori, che il campo è minore più ci si avvicini all'impianto. D'altra parte è stato osservato come nel caso dei campi magnetici dalle linee elettriche sia stato posto ora un limite pari a 0,2 micro Tesla per metro lineare quando solo 8 anni fa ne parevano sufficienti 100; se per i soli telefonini raddoppieranno entro un anno le antenne, quando non triplicheranno, allora sarebbe stato più opportuno diminuire fin d'ora a 1 volt i limiti d'esposizione nazionali, che sono di 6 volt.Da "Il Piccolo" del 2 giugno 2000
che cos'è l'elettrosmog e perchè i radioamatori non inquinano
Ultimo aggiornamento
19 gennaio 2004
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